Resident Evil 5
Resident Evil 5 Tra gloria e controversia: un'analisi completa
Contesto e arrivo sul mercato
Quando Resident Evil 5 arrivò sugli scaffali nel marzo 2009, portava sulle spalle un peso enorme: quello di dover essere il successore di Resident Evil 4, considerato universalmente uno dei videogiochi più influenti della storia. RE4 aveva rivoluzionato il genere survival horror e in parte l'intera industria con la sua telecamera over-the-shoulder, il suo ritmo serrato e il suo sistema di gestione delle risorse. Capcom si trovava in una posizione quasi impossibile: qualunque cosa avesse fatto, sarebbe stata confrontata con un gigante.
Il risultato fu un gioco tecnicamente impressionante, commercialmente di grande successo, ma profondamente divisivo, sia tra i fan storici della serie che tra la critica. Resident Evil 5 è un'opera che ancora oggi, a distanza di oltre quindici anni, suscita dibattiti accesi, e per ragioni che vanno ben oltre il semplice giudizio ludico.
La storia e il mondo narrativo
Chris Redfield, già protagonista del primo Resident Evil, torna come agente della BSAA (Bioterrorism Security Assessment Alliance) e viene inviato in Kijuju, una regione fittizia dell'Africa subsahariana, per indagare su un traffico di armi biologiche. Qui incontra la sua nuova partner, Sheva Alomar, un'agente locale con un passato doloroso legato proprio alle macchinazioni di Umbrella nella regione. La missione, come da tradizione, degenera rapidamente: gli abitanti del villaggio si sono trasformati in creature aggressive chiamate Majini, controlate da parassiti simili alle Plagas di RE4.
Il villain principale è Albert Wesker, antagonista storico della serie, che qui raggiunge il suo arco narrativo finale. Il piano di Wesker è riportare l'umanità alla sua forma "originale" attraverso il virus Uroboros, scatenando di fatto un'apocalisse biologica globale. Il coinvolgimento di Jill Valentine, compagna di Chris fin dal primo capitolo, aggiunge una dimensione emotiva che la sceneggiatura, purtroppo, non sempre riesce a valorizzare appieno.
La narrazione di RE5 è il punto dove il gioco mostra le sue debolezze più evidenti. I personaggi parlano spesso per frasi fatte, i dialoghi tra Chris e Sheva raramente raggiungono una profondità autentica, e la storia procede per grandi balzi logici che richiedono una sospensione dell'incredulità notevole. Wesker, pur nella sua statura iconica, viene qui trasformato in un antagonista quasi cartoonesco, capace di resistere a esplosioni nucleari e di fare monologhi da supervillain d'altri tempi. C'è un certo piacere colpevole nel seguire le sue scene, ma è difficile non notare quanto il personaggio sia stato ridotto a una caricatura di se stesso rispetto alle prime apparizioni.
Sheva Alomar è invece una new entry che divide: è una protagonista competente, con motivazioni comprensibili, ma il gioco non le dedica abbastanza spazio per farla emergere davvero come personaggio. La sua relazione con Chris rimane superficiale, e sarebbe stato interessante approfondire il suo punto di vista sull'Occidente, sulle multinazionali e sullo sfruttamento che ha devastato la sua terra. Spunti che il gioco sfiora ma non sviluppa mai davvero.
Il gameplay e il sistema cooperativo
Il cuore pulsante di Resident Evil 5 è il suo sistema di gioco in co-op, e qui il titolo esprime il meglio di sé. Giocare in coppia — online o in locale — trasforma completamente l'esperienza: la comunicazione, la divisione delle risorse, la copertura reciproca durante gli scontri a fuoco diventano elementi tattici genuini. Ci sono momenti in cui la sincronizzazione con il proprio partner crea tensione e soddisfazione difficili da replicare in modalità singleplayer.
Il sistema di combattimento eredita molto da RE4: mira manuale, impossibilità di muoversi mentre si spara (una scelta di design che dividerà sempre la comunità), e un inventario a griglia che invita a pianificare con attenzione cosa portare sul campo. Rispetto al predecessore, RE5 aggiunge la gestione condivisa dell'inventario tra i due personaggi meccanica che in co-op funziona benissimo, ma che in singleplayer, con un'IA al controllo di Sheva, diventa una fonte di frustrazione. L'intelligenza artificiale della partner è altalenante: a volte efficace, altre volte capace di sprecare medicinali preziosi con un tempismo scellerato.
I combattimenti sono spettacolari e ben costruiti. Le arene sono progettate per incentivare l'uso della copertura, il posizionamento strategico e l'alternanza tra armi diverse. I Majini sono nemici più aggressivi e imprevedibili delle Ganados di RE4, capaci di coordinare gli attacchi in modi che costringono il giocatore a restare sempre in movimento. Le sezioni con i boss sono generalmente memorabili, con alcune battaglie come quella finale contro Wesker su un vulcano attivo che raggiungono vette di pura follia action che il gioco abbraccia senza vergogna.
Tuttavia, c'è un problema strutturale che molti giocatori hanno identificato con chiarezza: RE5, rispetto a RE4, è quasi completamente privo di tensione. La componente horror, già ridimensionata nel predecessore, qui scompare quasi del tutto. Non c'è quasi mai la sensazione di essere vulnerabili, sopraffatti, in pericolo reale. Il gioco predilige un ritmo action serrato che sacrifica l'atmosfera. Non è necessariamente un difetto in assoluto è un action game godibilissimo ma per chi amava la serie per il suo sapore survival, la perdita è netta.
Direzione artistica e ambientazione
Dal punto di vista visivo, RE5 era tecnicamente impressionante per il 2009 e rimane piacevole anche oggi, specialmente nella versione rimasterizzata. L'ambientazione africana offre palette cromatiche calde e crude gialli sabbiosi, ocra polverosi, il rosso del tramonto che creano un'estetica visivamente distinta rispetto ai toni freddi dei capitoli precedenti. Le rovine, i mercati, le piantagioni abbandonate, le installazioni militari: c'è varietà ambientale, anche se nessuna location raggiunge l'impatto iconico del villaggio spagnolo di RE4.
La colonna sonora merita una menzione speciale: le composizioni di Kota Suzuki mescolano percussioni tribali, elettronica tesa e orchestrazioni d'azione in modo efficace, creando un'identità sonora riconoscibile. I brani durante i boss fight, in particolare, sanno amplificare l'intensità degli scontri con grande efficacia.
La controversia razziale
È impossibile recensire Resident Evil 5 senza affrontare la controversia che lo accompagnò fin dall'annuncio: quella relativa alla presunta carica razzista del gioco. Nel 2007, il primo trailer mostrò Chris Redfield, uomo bianco americano, che abbatteva orde di africani neri in un villaggio africano. La reazione fu immediata, e alcune critiche specialmente quella della giornalista Eunice Oh su GameSpot sollevarono domande legittime sul rischio di replicare immaginari coloniali e razzisti.
Capcom cercò di rispondere in parte includendo Sheva come protagonista nera e aggiungendo maggiore contesto culturale all'ambientazione. Ma il problema non scomparve del tutto. Il gioco non è razzista in modo esplicito o intenzionale è evidente che Capcom non stesse cercando di veicolare un messaggio di odio ma alcune scelte visive e narrative mostrano una certa insensibilità culturale. L'Africa è rappresentata in modo piuttosto monodimensionale, come uno sfondo di povertà, violenza e corruzione, senza mai approfondire davvero la complessità storica e sociale della regione che ritrae. Non ci sono personaggi africani secondari memorabili, non c'è una voce locale autentica oltre a quella parziale di Sheva.
Questa è una critica valida e importante. Non annulla il valore del gioco, ma è una macchia reale nel suo DNA che chi vuole fare un'analisi seria non può ignorare. Con lo sguardo di oggi, certi elementi risultano ancora più problematici di quanto non fossero nel 2009.
Il DLC e il supporto post-lancio
Il supporto post-lancio di RE5 fu generoso per gli standard dell'epoca. Il DLC "Lost in Nightmares" è particolarmente riuscito: uno scenario che torna alle origini horror della serie, ambientato in un'antica villa vittoriana con un ritmo lento, oppressivo e pieno di tensione. È quasi come un atto di scuse di Capcom verso i fan dei vecchi capitoli, e dimostra che il team era perfettamente capace di creare atmosfera aveva semplicemente scelto di non farlo nel gioco principale.
"Desperate Escape" è invece un companion piece solido che segue Jill e Josh Stone in una fuga rocambolesca, più vicino nello spirito all'azione frenetica del gioco principale. Entrambi i DLC sono inclusi nella versione Gold Edition, che è quella da acquistare nel 2024.
Eredità e impatto
Resident Evil 5 fu un successo colossale: diventò per anni il gioco più venduto dell'intera serie (prima di essere superato da RE7 e dal remake di RE2), con oltre dieci milioni di copie vendute. Il suo impatto sull'industria fu reale: codificò una certa formula per i giochi d'azione in terza persona co-op, influenzando titoli come Gears of War nelle iterazioni successive e aprendo la strada a produzioni simili.
Allo stesso tempo, il suo successo commerciale spinse Capcom ancora più in profondità nella direzione action, portando direttamente all'ancora più controverso Resident Evil 6 un gioco che molti considerano il nadir della serie. In questo senso, RE5 è anche un crocevia: il momento in cui il brand iniziò a perdere la propria identità horror in modo irreversibile, almeno fino alla svolta radicale di Resident Evil 7 nel 2017.
Conclusione
Resident Evil 5 è un gioco difficile da collocare con precisione. Non è il capolavoro che RE4 era, né il disastro che i fan più nostalgici a volte tendono a dipingere. È un action game solido, visivamente curato, tecnicamente rifinito, con un sistema co-op che in condizioni ottimali due giocatori umani in comunicazione offre un'esperienza genuinamente soddisfacente.
Ma è anche un gioco che rinuncia troppo presto al coraggio di spaventare, che tratta la sua ambientazione con superficialità, che racconta una storia mediocre con personaggi non all'altezza del loro potenziale, e che porta in sé le cicatrici di scelte culturalmente insensibili.
Voto: 7.5 / 10







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