Resident Evil 3 Remake
Poche uscite videoludiche recenti hanno sofferto quanto Resident Evil 3 Remake del confronto con il proprio predecessore diretto. Arrivato nell'aprile 2020, appena quattordici mesi dopo il trionfo assoluto del remake di Resident Evil 2, RE3 Remake si trovò immediatamente sotto una lente d'ingrandimento impietosa. RE2 Remake era stato quasi perfetto: fedele allo spirito dell'originale, espanso nei punti giusti, terrificante, longevo, ricchissimo di contenuto. Era diventato il metro di paragone definitivo per come si dovesse fare un remake.
RE3 Remake, al confronto, sembrava fatto in fretta. Perché in larga misura lo era.
La storia produttiva del gioco è ormai nota: sviluppato da un team diverso da quello di RE2 Remake, con un budget e una finestra di sviluppo più ristretti, RE3 arrivò sul mercato in uno stato che molti inclusa parte della stampa specializzata definirono incompleto. Non rotto, non tecnicamente difettoso, ma chiaramente inferiore alle aspettative che il franchise aveva costruito e che il prezzo di lancio standard suggeriva.
Per capire quanto RE3 Remake deluда, bisogna prima capire quanto fosse straordinario l'originale del 1999 e quanto il remake abbia scelto, inspiegabilmente, di ignorarne le qualità migliori.
L'originale del 1999: cosa si è perso
Resident Evil 3: Nemesis era un gioco che faceva cose audaci per il suo tempo. Jill Valentine protagonista del primo RE, qui riportata al centro della storia era un personaggio con personalità e mordente, più carismatica e autonoma della maggior parte dei protagonisti dell'epoca. La storia, ambientata nelle ore prima e dopo gli eventi di RE2, costruiva Raccoon City come un organismo vivo e morente, con strade interconnesse, negozi saccheggiati, civili in fuga.
Ma la vera innovazione dell'originale era Nemesis stesso e il sistema di fuga. Nemesis era una presenza costante e terrorizzante: appariva in momenti imprevedibili, era quasi impossibile da fermare, inseguiva Jill attraverso più aree. Il gioco integrava un sistema di scelte rapide che cambiavano piccoli dettagli della narrativa, e offriva una rigiocabilità strutturata attraverso finali multipli e contenuti sbloccabili.
Era un gioco breve anche per gli standard dell'epoca ma denso, rigiocabile, con una personalità fortissima. Il remake aveva tutto il materiale necessario per espandere e approfondire questa struttura. Ha scelto di non farlo.
La storia: Jill Valentine e una notte a Raccoon City
La narrativa del remake segue Jill nelle ore caotiche del collasso di Raccoon City, inseguita dal Nemesis un bioweapon sviluppato da Umbrella specificamente per eliminare i membri delle forze speciali S.T.A.R.S. mentre cerca di sopravvivere e fuggire dalla città condannata.
La sceneggiatura è competente ma priva di ambizioni. Jill è ben caratterizzata probabilmente la versione più convincente del personaggio nella storia della serie con un cinismo difensivo che nasconde un genuino senso di responsabilità verso le persone che cerca di salvare. Il suo rapporto con Carlos Oliveira, mercenario di Umbrella che si rivela avere più coscienza del previsto, è uno dei punti narrativi più riusciti: non romantico in modo esplicito, ma carico di rispetto reciproco che si costruisce organicamente.
Carlos stesso è una piacevole sorpresa: il remake gli dedica una sezione giocabile all'interno dell'ospedale che è tra le parti migliori dell'intera esperienza. È un personaggio caldo, ironico, genuinamente simpatico qualcosa di raro nella serie, che tende verso protagonisti più rigidi.
Il villain Dr. Nicholai Ginovaeev è adeguato ma sottoutilizzato. Nell'originale era una presenza inquietante e ambigua; nel remake viene chiarito troppo presto, perdendo il suo potere destabilizzante. La sua motivazione finale — vendere i dati biologici di Umbrella al miglior offerente è comprensibile ma poco memorabile.
La storia si conclude in modo soddisfacente ma senza i picchi emotivi di RE2 Remake o RE7. Non delude, ma non lascia il segno.
Il problema centrale: i tagli
Qui bisogna essere diretti, perché è il cuore di tutto ciò che non funziona in RE3 Remake: il gioco ha subito tagli enormi rispetto all'originale, e quei tagli si sentono costantemente.
Aree intere dell'originale sono semplicemente sparite. Il parco, la torre del campanile, le fogne nella loro forma completa, il mercato all'aperto, numerosi edifici esplorabili tutto eliminato o ridotto a corridoi lineari. Raccoon City nell'originale sembrava una città reale, caotica e viva nella sua morte. Nel remake è una serie di vicoli e strade collegati in modo quasi completamente lineare, senza la sensazione di esplorare un luogo autentico.
Le scelte rapide uno degli elementi più caratteristici dell'originale, che permettevano piccole deviazioni narrative e cambiavano minimamente il corso degli eventi sono completamente assenti. Erano un sistema imperfetto, certo, ma contribuivano alla rigiocabilità e davano al giocatore un senso di agency che il remake non offre mai.
I finali multipli sono spariti. La struttura di progressione con contenuti sbloccabili è stata ridotta. La durata è scesa a circa cinque-sei ore per una prima run meno di RE2 Remake, meno dell'originale, meno di quasi qualsiasi altro capitolo della serie principale.
Questi non sono dettagli minori. Sono gli elementi che definivano l'identità di RE3 come opera. Eliminarli senza sostituirli con nulla di equivalente non è semplificazione è impoverimento.
Nemesis: grandioso e sprecato
Nemesis è, nel remake, visivamente magnifico. Più grande, più mostruoso, più dinamico dell'originale le sue trasformazioni nel corso del gioco lo portano da una figura umanoide vagamente militare a qualcosa di sempre più bestiale e aberrante, con un design che scala l'orrore biologico in modo efficace.
Il problema è come viene usato.
Nell'originale, Nemesis era una presenza semipermanente: appariva in momenti imprevedibili, inseguiva Jill attraverso le aree, poteva seguirla attraverso le porte cosa che nel primo RE nessun nemico faceva. Questa imprevedibilità creava tensione autentica. Non sapevi mai quando sarebbe apparso. Non eri mai completamente al sicuro.
Nel remake, Nemesis è quasi completamente scriptato. Appare nei momenti prestabiliti dagli sviluppatori, esegue le sue sequenze, poi sparisce. Tra un'apparizione e l'altra, non c'è traccia di lui. Non devi tenere conto di lui mentre esplori, non devi pianificare le tue azioni in sua funzione, non ti sorprende mai davvero.
Il confronto con Mr. X di RE2 Remake è devastante. Mr. X era una presenza costante, reale, che imparavi a temere nel profondo perché poteva arrivare in qualsiasi momento. Il suono dei suoi passi pesanti attraverso i corridoi dell'edificio di polizia era sufficiente a far accelerare il cuore. Nemesis, nel remake, non riesce a creare quella tensione nemmeno lontanamente.
Questo è probabilmente il fallimento più imperdonabile del gioco. Nemesis è il personaggio più iconico dell'originale, il motivo per cui molti lo ricordano con affetto. Trasformarlo in una serie di boss fight scriptati per quanto tecnicamente spettacolari è una scelta che svuota il gioco della sua ragione d'essere.
Quello che funziona: il ritmo e la produzione
Non tutto è negativo, e sarebbe disonesto ignorare quello che RE3 Remake fa bene. Il gioco è tecnicamente impeccabile: gira benissimo, è bellissimo da vedere, usa il RE Engine con la stessa maestria di RE2. La Raccoon City che vediamo pur ridotta è dettagliata e credibile, con strade piene di detriti, fuochi, veicoli abbandonati, che comunicano il caos di una città che sta morendo.
Il ritmo è serrato quasi fino all'eccesso. RE3 Remake non annoia mai il suo problema è l'opposto, che finisce prima che tu abbia voglia che finisca. Come esperienza d'azione pura, compatta e senza momenti morti, funziona. Le sezioni di combattimento sono soddisfacenti, le armi hanno peso e feedback adeguati, e alcune sequenze la fuga iniziale dalla città, certi corridoi dell'ospedale hanno un'energia adrenalinica genuina.
La sezione dell'ospedale con Carlos è, come accennato, probabilmente il picco del gioco: un'area ben progettata, con buona tensione, nemici efficaci e un protagonista insolito che porta freschezza. Se il gioco intero avesse la qualità di quella sezione, il giudizio finale sarebbe molto diverso.
Il doppiaggio e la performance capture sono eccellenti. Jill in particolare nell'originale inglese è interpretata con energia e sfumatura che il personaggio raramente aveva avuto. Anche Carlos convince, e persino Nemesis nei suoi pochi momenti dialogati ha una presenza vocale inquietante.
La colonna sonora e l'atmosfera
Masami Ueda firma anche qui la colonna sonora, e il risultato è adeguato senza essere memorabile. I temi d'azione funzionano, l'atmosfera ambientale è costruita correttamente, ma niente raggiunge le vette della colonna sonora di RE2 Remake o la coerenza di RE7. È musica al servizio del gioco, non musica che aggiunge qualcosa al gioco.
L'atmosfera generale è buona nella prima metà Raccoon City di notte, in fiamme, con zombie e Nemesis che la percorrono ma si affievolisce nella seconda, quando gli ambienti diventano più convenzionali e il ritmo si fa più meccanico.
Resistance: il contenuto aggiunto
RE3 Remake venne venduto in bundle con Resident Evil Resistance, un'esperienza multiplayer asimmetrica 4v1 in cui quattro sopravvissuti cercano di fuggire da mappe controllate da un quinto giocatore nei panni di un Mastermind. Era chiaramente pensato per giustificare il prezzo pieno del pacchetto, compensando la brevità della campagna principale.
Resistance era un'idea interessante con un'esecuzione incompleta. La comunità non fu mai sufficientemente grande da renderlo vivo nel lungo periodo, i server vennero progressivamente svuotati, e l'esperienza invecchiò male. Non era abbastanza per colmare il divario di contenuto rispetto al prezzo richiesto.
Il confronto inevitabile con RE2 Remake
È impossibile non farlo, e il confronto è impietoso in quasi ogni categoria. RE2 Remake espandeva l'originale in modo intelligente: aggiungeva aree, approfondiva personaggi, costruiva un livello B con una prospettiva diversa, offriva una longevità generosa. Costava lo stesso di RE3 Remake e offriva il doppio sia in termini di ore di gioco che di profondità.
RE3 Remake contrae l'originale invece di espanderlo. Questo è il peccato fondamentale che non riesce a farsi perdonare. Non si trattava di fare meglio dell'originale in tutto compito impossibile per qualsiasi remake ma di rispettarlo, di capire cosa lo rendeva speciale e di portare quelle qualità nel presente con gli strumenti moderni. RE2 Remake capì questa cosa perfettamente. RE3 non la capì affatto.
La questione del prezzo e del valore
Al lancio, RE3 Remake costava sessanta euro prezzo pieno standard per un titolo tripla A. Per quel prezzo, il giocatore riceveva una campagna di cinque-sei ore senza rigiocabilità strutturata, senza finali multipli, senza la profondità esplorativa che ci si aspettava. Resistance era un bonus, non un prodotto principale.
La reazione del mercato fu chiara: il gioco scese di prezzo rapidamente, molto più in fretta di RE2 Remake. Oggi viene spesso venduto a un quarto del prezzo di lancio o incluso in bundle. Questo riflette una valutazione di mercato onesta: è un gioco che vale, ma non vale quello che costava.
Difesa parziale: il contesto della pandemia
Va riconosciuto, per onestà, che RE3 Remake uscì nell'aprile 2020 le prime settimane della pandemia di COVID-19 nel mondo occidentale. Le condizioni di sviluppo e lancio erano straordinariamente difficili, e alcuni dei problemi del gioco potrebbero riflettere circostanze produttive al di fuori del controllo di Capcom. Non è una giustificazione completa, ma è un contesto che merita di essere menzionato.
Conclusione
Resident Evil 3 Remake è un gioco che delude non perché sia cattivo, ma perché è insufficiente. Ha una produzione impeccabile, un protagonista finalmente all'altezza del suo potenziale, momenti di azione genuinamente riusciti e una durata che almeno garantisce che non stufi mai. Ma è anche un gioco che taglia più di quanto costruisce, che trasforma la sua minaccia principale da presenza costante a serie di boss scriptati, che offre metà dell'esperienza a prezzo pieno.
Acquistato oggi, in offerta, come parte di un bundle o dopo aver esaurito RE2 Remake, è un'esperienza piacevole e mai odiosa. Acquistato al lancio con le aspettative giuste, era una delusione difficile da digerire.
Il remake che Resident Evil 3 meritava non è stato ancora fatto. Forse un giorno Capcom ci riproverà con più tempo, più budget, e il rispetto che l'originale merita.
Voto: 6.5 / 10









.jpg)

Commenti
Posta un commento